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giovedì 19 maggio 2016

Il mio libro "Cara porta fuori il cane", e altri partecipano al torneo letterario "Il mio esordio 2016"

Il mio libro "Cara porta fuori il cane" partecipa al torneo letterario "Il mio esordio 2016"

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mercoledì 23 dicembre 2015

Il primo Natale di Iunta


Vi avevo promesso che vi avrei raccontato del mio primo Natale (anno 2000).
Ecco un estratto della mia autobiografia:

"Ma torniamo al Natale, cui accennavo prima. Immaginate la mia sorpresa quando per la prima volta ho visto papi montare nell'ingresso una specie di albero, decorandolo con luci e palline colorate. Poi ha aiutato Mami a portare nell'ingresso la mia ex casetta di legno, che Mami ha coperto con un lenzuolo, carte colorate e riempito di statuette. Ero già arrivata da qualche tempo alla conclusione che gli umani sono molto simpatici, ma a volte molto strani, e questa era un'ennesima conferma: in questa occasione sembravano tutti matti! Poi una notte, verso il mattino, quando cominciavo a risvegliarmi ho sentito strani passi a più riprese nell'ingresso e il rumore di pacchetti deposti ai piedi dello strano albero. Ho annusato i pacchetti, ma con ho notato nulla di speciale. C'era solo un buon profumino, che proveniva però dalla parte alta dell'albero, e qualcosa mi diceva che cercare di raggiungerlo, facendo probabilmente cadere l'albero con tutte le sue palline non era probabilmente una buona idea ma fonte di guai sicuri. Sono così  tornata a dormire. Quando ormai era chiaro papi si è alzato. Alla luce del giorno ho avuto la conferma che ai piedi dell'albero c'erano tanti pacchetti, e qualcuno anche sui rami. Poi sono uscita per la solita passeggiata mattutina. Tutti gli umani erano più gentili del solito e si salutavano con una cordialità particolare.
Rientrati a casa, dopo un po' è arrivata anche la mia "rivale" Claudia. Non ve ne ho ancora parlato? Lo farò presto.
Si sono radunati tutti con aria festosa vicino all'albero: Mami, Papi, Mauro e Claudia e hanno cominciato a prendere uno a uno e i pacchetti, aprendoli con gridolini di gioia. Tra i primi hanno preso dalla parte alta dell'albero un pacchetto, porgendomelo: ecco da dove veniva l'odorino delizioso! L’ho scartato con i denti e ho trovato un oggetto marroncino traslucido a forma di scarpa. A me è sempre piaciuto rosicchiare scarpe e pantofole, ma ho appreso da tempo che la cosa non è gradita ai miei padroni e così, a malincuore, ho rinunciato. Ma questo era un caso differente: era qualcosa chiaramente destinato a me e per di più con un ottimo profumo mangereccio. Ho cominciato a sgranocchiare la scarpetta con voluttà, rotolandomi sulla schiena, senza quasi accorgermi degli altri che continuavano a scartare pacchetti, scambiandosi abbracci affettuosi.

Questo è stato il mio primo Natale, di cui serbo un’immagine piacevolissima nella mia mente. Negli anni seguenti, quando vedevo gli stessi preparativi ero contentissima, aspettando con ansia il momento della distribuzione dei pacchetti regalo, dove non mancava mai il mio."


Ciao a tutti.

Iunta

Il libro completo è  disponibile qui: Autobiografia di un quattro zampe

lunedì 21 dicembre 2015

Autobiografia di Iunta

Sono un best seller!!! Al numero 8 in autobiografie! Che emozione! Aiutatemi a restare in classifica comprando il mio libro su:    http://www.amazon.it/dp/B018UNRPJ2/
              Iunta

Prossimamente su questo blog un estratto del mio libro relativo al mio primo Natale...   







giovedì 3 dicembre 2015

L’uomo e il cane - Anime allo specchio

L’ANIMA ANIMALE
Il Cane è il completamento dell’Anima. O, meglio, è quella parte animale di cui ogni anima ha bisogno per potere albergare in un corpo.
Il Cane ti si siede davanti e ti osserva. Ti accorgi con stupore di quanto ciò sia meraviglioso: essere osservato dall’Anima-Animale. Io riconosco il Cane come Anima con lo stesso trasalimento del selvaggio che per la prima volta si guarda in uno specchio, dove c’è un essere mai visto prima che fa delle facce.
Dell’Anima finora si vociferava ma in realtà nessuno l’aveva mai veduta. Ci si credeva, sì, a parole, ma in realtà nessuno, fosse stato questione di vita o di morte, le avrebbe mai affidato il proprio corpo. Ma adesso, con il Cane lì seduto, e che ti osserva, una specie di guardiano, hai la prova che l’Anima ha una parte animale, operativa, capace di salvazione o di condanna.
C’è un dipinto medievale di scuola tedesca dove si vede Giuda impiccato. Un diavolo ne aspetta al varco l’anima che gli esce dalla pancia. È  nera e rassomiglia a un can barbone. Giuda era stato traditore.
Io capisco se sono stato onesto o traditore dalle posture del mio Cane. Se sono stato onesto egli mi si corica davanti sulla schiena, tutto a gambe larghe, completamente offerto, perché, come me, non ha nulla da temere. Un importante, confortante segno.
Come l’Anima, il Cane è tentato dalle porcherie. Le mangia avidamente e le lecca. Ma non bisogna respingerlo quando ti passa quella stessa lingua sul volto o addirittura su piccole ferite. La sua saliva ha un forte potere curativo. Dicono che Fibonacci, il matematico pisano cui si deve la mirabile serie di numeri, seriamente ferito, si facesse leccare le piaghe dai cani.

L’ANIMA  UMANA
L'Uomo è il completamento dell’Anima. O, meglio, è quella parte umana di cui ogni anima ha bisogno per potere albergare in un corpo.
L'uomo ti sta in piedi davanti e ti osserva. Ti accorgi con stupore di quanto ciò sia meraviglioso: essere osservato dall’Anima-Uomo. Io riconosco l"I'Uomo come Anima con lo stesso trasalimento del selvaggio che per la prima volta si guarda in uno specchio, dove c’è un essere mai visto prima che fa delle facce.

Dell’Anima finora si vociferava ma in realtà nessuno l’aveva mai veduta. Ci si credeva, sì, ad abbai, ma in realtà nessuno, fosse stato questione di vita o di morte, le avrebbe mai affidato il proprio corpo. Ma adesso, con l'Uomo lì in piedi, e che ti osserva, una specie di guardiano, hai la prova che l’Anima ha una parte umana, operativa, capace di salvazione o di condanna.

Ho sentito dire che c'è stato un sogno di un pastore tedesco che aveva visto un cane tradito impiccato da un uomo. Un diavolo aspettava al varco l’anima che gli esce dalla pancia. Era bianca, macchiata di rosso e rassomigliava a un uomo dalla faccia triste. Il cane era stato rubato al suo padrone e tradito da un altro uomo.

Io capisco se mi sono comportato in modo onesto o traditore dalle posture del mio padrone . Se sono stato onesto egli mi si presenta mentalmente aperto, completamente offerto, perché, come me, non ha nulla da temere. Un importante, confortante segno.

Come l’Anima, l'Uomo è tentato dalle porcherie. Ne compie molte avidamente e se ne compiace. Ma non bisogna respingerlo quando xti passa quella stessa mano impura sul volto o addirittura su piccole ferite. Il suo tocco ha un forte potere curativo. Dicono che Fido Bonacci, il cane pisano cui si deve una mirabile serie di famosi e illustri ululati, seriamente ferito, si facesse accarezzare le piaghe dalle mani degli uomini.

lunedì 23 novembre 2015

Autobiografia di un quattrozampe

IUNTA GRAZIANO

AUTOBIOGRAFIA DI UN QUATTROZAMPE
trascritta dal mio papi Pier Giorgio


Prefazione di Iunta

Un grande ringraziamento al mio papi, che ha reso possibile la trascrizione di questo libro, grazie allo speciale contatto mentale che si stabilisce facilmente tra noi per il grande affetto  e amore che ci unisce.
Funziona così: io rimugino nella mia testolina gli avvenimenti recenti e passati, quelli più recenti più nitidi e precisi e quelli più lontani più sfumati, o quasi persi nelle nebbie del mio subconscio.
Il papi percepisce tutto questo e lo trascrive. Poi me lo rilegge, almeno in parte e io esprimo il mio assenso con scodinzolate  e grugnitini di soddisfazione, oppure il mio dissenso con qualche piccolo abbaio.
Naturalmente quando il papi legge, come sempre quando parla, non  capisco perfettamente tutto quello che dice, ma percepisco comunque abbastanza bene il senso generale, grazie allo speciale rapporto che ci unisce.
Vi assicuro quindi che la trascrizione rende molto bene quanto ho voluto esprimere, anche se qualche volta il papi tende a umanizzarmi forse un po' troppo. Ma io dopo tanti anni di convivenza con i miei amati bipedi, mi sento effettivamente alquanto simile sotto molto.
Concludo con quello che considero il miglior complimento che posso fare al mio papà: in questa occasione ha scritto veramente da cane! E questo per me è un grande e positivo apprezzamento, anche se mi rendo conto che potrebbe essere forse mal interpretato da qualche umano.

Nota: tutte le persone citate nel libro sono assolutamente reali e  i fatti raccontati veramente accaduti. Qualche piccola imprecisione potrebbe essere scaturita solo dalla difficoltà di una perfetta trasmissione delle mie idee e dei miei ricordi al mio papà che, nonostante tutto, potremmo non essere riusciti a correggere completamente nella fase congiunta di revisione.




martedì 3 novembre 2015

Leucosia


Alla "Sirena" Serena, mia moglie,che mi ha ammaliato 
e felicemente incantato per una vita intera.

Leucosia

«Alle Sirene giungerai da prima,
Che affascinan chiunque i lidi loro
Con la sua prora veleggiando tocca. »
(Omero. Odissea XII, 52-54.
Traduzione di Ippolito Pindemonte)

Una calda mattinata estiva. Erano solo le sei del mattino quando Mario prese lentamente coscienza del suono insistente della sveglia. Alzatosi e aperta la finestra l'aria si rivelò già calda e afosa. La camera era rinfrescata da una piacevole aria condizionata che la sera precedente aveva prudentemente regolata al minimo, ma aperte le imposte, invece di una piacevole brezza mattutina era sorprendentemente entrata una ventata di aria calda. Mario scese a fare una rapida e frugale colazione nella sala terrazza dell'hotel Sirena, incontrandosi con gli amici e compagni di avventura.
Mario, sui quarant'anni, fisico asciutto, di statura medio alta, con pizzetto nero, capelli scuri portati corti, era single.
Salutò con piacere il gruppo col quale si sarebbe immerso oggi: un amico single come lui, Carlo e due coppie, già presenti a colazione: Anna e Nando, Giuliana e Vito.
Quasi coetanei, erano stati suoi compagni di un corso di immersioni a Torino, e conseguiti i relativi brevetti, amavano ora fare spesso immersioni insieme, durante i periodi di vacanza..
Si salutarono rapidamente e, anche se ancora assonnati, si scambiarono qualche battuta scherzosa, rimirando lo splendido spettacolo del mare calmissimo che lambiva la costa del Cilento, su cui si affacciava la balconata dell'Hotel.
Terminato rapidamente il caffè e la semplice colazione preparata apposta per loro, ospiti così mattinieri, dalla gentile gestora dell'albergo, risalì come gli altri in camera, prese l'attrezzatura e un piccolo bagaglio, raggiungendo i compagni e salendo con loro su di un furgoncino, che avevano lasciato parcheggiato nel garage dell'albergo..
Carlo si mise alla guida dicendo: "Oggi faremo finalmente un'immersione al largo della punta di Licosa, luogo, secondo alcuni, delle mitiche Sirene di Ulisse. Chissà se ne incontreremo qualcuna!".
Giunti a un porticciolo, poco più a Nord, si imbarcarono, dopo aver indossato le mute, su di un gommone che un ragazzo del posto aveva già preparato per loro.
Il giovane si diresse sul punto prefissato per l'immersione e ancorò l'imbarcazione.
Indossata tutta l'attrezzatura, completa di bombole, uno a uno, si gettarono in mare di schiena.
Attraverso le mute apprezzarono comunque la piacevole frescura dell'acqua.
Il gommone era ancorato in prossimità di una parete rocciosa che sprofondava nel blu.
Raggiunsero con una breve nuotata, spinti dalle pinne, il punto stabilito per l'immersione. Pian piano, sgonfiando i giubbotti Gav (giubbotti gonfiabili per regolare l'assetto di galleggiamento), si lasciarono affondare lentamente sotto il peso dei piombi agganciati in cintura.
Intravidero presto la meta della loro immersione: una specie di scala naturale, creata dal mare a circa trenta metri di profondità che man mano scompariva negli abissi, fin dove giungeva lo sguardo. 
Superato un branco di piccole e numerosissime castagnole che pullulavano, quasi in superficie, scorsero alcuni saraghi e, scendendo ulteriormente, sagome di dimensioni maggiori: ricciole, dentici e cernie
Raggiunsero presto una zona dove le rocce erano ricoperte da coralli, e poco più sotto, una tettoia pietrosa, decorata con magnifici parazoanthus gialli e arancioni frammisti a gorgonie rosse.
L'acqua era limpidissima. La parete, sotto la sporgenza, proseguiva quasi verticale verso l'abisso più profondo. Una grossa murena sporgeva la testa minacciosamente spalancata da una fessura in un masso. Il gruppo si fermò un attimo fotografandosi a vicenda in quello spettacolo affascinante.
Avvistarono anche una grossa cernia in posizione a candela, che sembrava quasi essersi messa in posa per essere fotografata. Doveva essere un animale esperto che si era ben reso conto che quel gruppo di subacquei non era dotato di fucili ed era quindi innocuo. La sua esibizione fu ripagata da una serie di scatti fotografici da parte di tutto il gruppo. Ormai erano poco oltre i trenta metri di profondità.
Mario ebbe l'impressione di vedere un grosso dentice e, dimentico degli altri, si immerse ancora più a fondo, inseguendo l'immagine sfuggente. Il pesce si immergeva sempre più giù, con la coda argentea e lucente in movimento sinuoso ed elegante. Ma no, non era un dentice! Incredibile! Eppure… era proprio una Sirena! Bella e impossibile, ma inconfondibile con in evidenza il busto femminile elegante e affascinante. L'oscurità abissale stava quasi nascondendola alla sua vista, ma Mario la inquadrò nel potente fascio della sua torcia, mettendo in evidenza le sinuose spalle e l'affascinante petto con due seni dolci e incantevoli. Dove aveva già visto uno spettacolo così meraviglioso? Ma certo Guendalina! Amore appassionato di una notte lontana, poi misteriosamente improvvisamente scomparsa. Ma eccola lì, nuovamente e imprevedibilmente alla sua portata. Il sangue del subacqueo si infiammò in una vampata di desiderio, nell'ansia di abbracciare nuovamente Guendalina, perdendosi in un incantevole atto d'amore ancora una volta con lei. Ma una preoccupazione improvvisa attanagliò Mario: come fare all'amore con una Sirena? Dove...? Mario si riproverò subito di questi pensieri tanto carnali, di fronte ad una creatura così celestiale (o meglio, così acquatica , doveva piuttosto dire?) Gli sarebbe bastato sfiorare i suoi capelli biondi e quegli amorevoli turgidi capezzoli con uno sfuggente bacio per essere eternamente felice. Ecco come mai era sparita! Era diventata miracolosamente una divinità marina!
Con emozione attivò, con la pressione di un dito sulla maschera, l'avvio della registrazione dell'apparecchio video in essa incorporata. Che fantastica ripresa avrebbe ottenuto!
Mario, dimentico di tutto, scendeva sempre più giù, senza far caso agli allarmi del suo computer, che cercava di avvisarlo che aveva abbondantemente superato la profondità di sicurezza e i relativi tempi di immersione.
Neanche la torcia serviva più: l'incantevole Sirena emanava ora una luce propria, nitida e sempre più invitante nel buio della profondità del mare.
Ed ecco la sua dolce bocca si apriva in modo armonioso, emettendo un canto ammaliante. Come era possibile sott'acqua? Eppure il nostro sub ascoltava nettamente la incantevole voce di Guendalina che diffondeva la melodia del classico che aveva accompagnato il momento magico del loro incontro, suonando a ripetizione sul suo giradischi durante la loro indimenticabile notte di amore: "Stranger in the night"; e Mario, in preda ad una profonda nostalgia e un rinnovato desiderio infinito, si sentiva veramente uno sconosciuto che si aggirava solo e sperduto nella notte, nel buio del mare, attirato dalla luce della sua amata, come una falena dalla luce di una lampada.
Si sentiva inebriato, incapace di pensare ad altro se non al desiderio di raggiungere la dolce creatura, così vicina. Troppo preso dall'esaltazione dell'inseguimento della sua amata non si rese conto di essere ormai preda di una ebbrezza da profondità, dovuta alla quota profonda, oltretutto raggiunta troppo velocemente.
Il suo senso di esaltazione crebbe a dismisura, fino ad arrivare ad uno stato di emozione tale da provocargli un violento affanno.
All'improvviso, immerso nella sua infinita estasi, perdette i sensi.
La Sirena Leucosia (questo era il suo nome) finalmente arrestò la sua discesa, si avvicinò a Mario, lo osservò attentamente e, per esser sicura del risultato letale della sua azione, con mani esperte gli sgonfiò completamente il giubbotto di galleggiamento, lasciando che fosse trascinato dal peso dei piombi verso l'abisso. Quindi estrasse dal suo marsupio, posto al confine fra la sua morbida pancia dall'aspetto umano e le squame della coda, una specie di lavagnetta, cancellando il numero 998 e scrivendo 999.
Ancora uno, pensò, e finalmente potrò andare in pensione! Cosa che desiderava da quando quel furbastro di Ulisse, tanto tempo fa, le era sfuggito, suscitandole gli aspri rimproveri dei suoi superiori: pare che quel tipo fosse uno importante! Per colpa sua le avevano aumentato a dismisura il numero delle vittime da raggiungere prima della sospirata cessazione della sua attività! Bei tempi comunque allora! Gli uomini non si immergevano ancora sott'acqua e non c'era tanto traffico di barche in superficie. Si poteva fare il proprio mestiere di Sirene stando comodamente appollaiate su di uno scoglio, catturando i passanti sulle rare navi, ammaliandoli col canto, senza timore di essere scoperte.
Doveva confessare che Ulisse le era proprio piaciuto e anche Mario non era poi così male! Ma cosa poteva farci se era nata Sirena?
Quindi pian piano, pur mantenendo il suo portamento elegante, la parte superiore del suo corpo mutò: i suoi capelli divennero bianchi e i seni avvizziti, rivelando una notevole età. Poi si ricoprì completamente di squame, fino ad assumere nuovamente l'aspetto di uno splendido dentice.
Leucosia mosse bellamente le pinne guadagnando quota, alla ricerca della sua nuova e, finalmente, ultima vittima.
………………………………….

Dal giornale la Stampa di Torino, sezione cronache, poco più di un anno dopo.

"Durante ricerche archeologiche condotte in profondità sono stati  ritrovati al largo di punta Licosa, nel Cilento, i resti del sub torinese Mario…., misteriosamente scomparso durante un'immersione poco più di un anno fa e invano ricercato all'epoca, dopo la segnalazione dei suoi compagni di immersione.
La maschera subacquea conservava ancora una scheda micro SD con le riprese video effettuate nella sua ultima tragica immersione. Dalle immagini pare che il sub si sia spinto incomprensibilmente (dato che era esperto di immersioni) ad una profondità eccessiva inseguendo une grosso dentice.
Il fatto inspiegabile è che la colonna sonora della ripresa riporta, oltre allo sciabordio dell'acqua, una nitida voce femminile che canta "Stranger in the night".
Si è diffusa tra la gente del posto la voce che si possa trattare del canto ammaliatore di una leggendaria Sirena, che secondo le dicerie locali avrebbe frequentato la zona fin dal tempo del mitico Ulisse!

Ma la spiegazione reale è molto più semplice, anche se meno affascinante: Gli esperti, analizzata la SD hanno concluso che si tratta di una traccia sonora precedente, non completamente cancellata dalla scheda per un malfunzionamento dell'apparecchio."